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La storia

Tutta n’ata storia. Sì perché qui non si tratta della semplice visita ad un ristorante di Napoli, qui c’è un pezzo di storia della cucina napoletana e dei cambiamenti della città dagli anni ’50 ad oggi.

Tutto comincia proprio nel 1950, quando Salvatore Aversano, pescatore a Mergellina con la passione della cucina napoletana, apre, prima soltanto nella bella stagione e poi stabilmente, “Don Salvatore a Mergellina” sulle palafitte a mare ,alle quali si accedeva dal marciapiede con le scalette che portano allo storico cantiere Di Pinto, i gloriosi artigiani degli incantevoli gozzi a vela napoletani con la stella scolpita in legno sul cavallino di prua.

In quegli anni quel marciapiede era occupato da distese di candide reti di cotone esposte al sole, che i tannini usati per preservarle dalla marcescenza rendevano scure e i galleggianti erano di sughero vero. Spesso, dopo le mareggiate capitava di dover recuperare dal mare tavoli e sedie. Nel 1961, cinque giorni prima dell’apertura, arriva il decreto d’abbattimento delle palafitte. Salvatore non si arrende, di fronte, sull’altro marciapiede, ci sono i “malazeni” in tufo, con i tetti a volta, ricovero invernale per le barche e decide che Don Salvatore non può sparire, si sarebbe trasferito.
Poco dopo, nel 1962 l’apertura del nuovo locale, paure, preoccupazioni: la fila per entrare arrivava fino alla piazzetta di Mergellina.

Dopo 48 anni, il ristorante è ancora qui, faro e affezionato custode della ristorazione partenopea della tradizionale cucina Napoletana.
Dopo il trasloco, il ristorante è andato avanti sotto la guida di Salvatore e di suo figlio Antonio, da tutti detto affettuosamente Tonino. Alla scomparsa di Salvatore, “ il gentil pescatore”, Tonino va avanti con grande successo, insieme alle sorelle Maria Rosaria e Luisa fino al dicembre 2008,( insieme al cognato Mastronardi Elpidio) quando il Maestro Ristoratore e Papà della Sommellerie campana scompare lasciando il testimone a figli e nipoti.